Salto. Michael Lunardi si racconta ad Altopiano Sport.

Uno dei giovani altopianesi promettenti per quanto riguarda il salto con gli sci è sicuramente Michael Lunardi. Campione Italiano Junior nel 2011 e nel 2012, l’atleta di Gallio ha anche ottenuto due bronzi nei Campionati Italiani Assoluti del 2010. In campo internazionale invece, nel circuito Fis Cup (terzo circuito per importanza), è arrivato un importante quinto posto. Oltre a questi risultati, Lunardi ha ottenuto i punti necessari per poter partecipare alla gare di Coppa del Mondo B dove successivamente ha ottenuto un 31° posto. Nel suo palmares anche 4 partecipazioni ai Mondiali Junior e molte vittorie nei campionati italiani, sin da bambino.
“Le soddisfazioni più belle – dichiara Michael – restano sicuramente i due bronzi nei Campionati Italiani assoluti e le vittorie da ragazzo in casa, in mezzo alla mia gente”.


Allora Michael, come è andata la scorsa stagione?
“Diciamo che non si può neanche definire stagione visto che ho disputato solo tre gare. Possiamo definirla una fase transitoria in preparazione al futuro. Nelle tre gare che ho fatto non sono riuscito ad esprimermi al meglio delle mie potenzialità. Solo un salto è stato di alto livello ed è stato il primo dal trampolino grande in una gara delle Universiadi”.


Vista la scarsità di strutture adatte in altopiano, quale posto prediligi per gli allenamenti?
“Di solito il posto più comodo è Predazzo, essendo il più vicino a casa. Ormai quella è una seconda casa per me visto che ho trascorso la maggior parte degli ultimi 5 anni da quelle parti per riuscire a portare avanti sport e studio. A volte andiamo anche a Innsbruck ed in due località vicine, cioè Stams in estate e Seefeld in inverno. Una volta al mese facciamo dei raduni di 3-4 giorni a Tarvisio così da avere a disposizione, nel giro di pochi chilometri, tre centri ben attrezzati come Villach, Planica e Kranji”.

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Com’è strutturata la settimana di un atleta che pratica il salto con gli sci?
“Non esiste una struttura ben precisa, dipende un po dai periodi. Normalmente ti alleni 6 giorni su 7 e fai 2 sedute al giorno di allenamento. A volte può capitare che il giorno di riposo non ci sia nemmeno, soprattutto nel periodo invernale. Ci sono tratti della stagione in cui si lavora più a secco e tratti in cui si trasforma il lavoro atletico in lavoro tecnico sul trampolino. E comunque, come in molti sport, è la testa che comanda tutto, a volte bisognerebbe allenare più l’aspetto mentale che tutto il resto. Il mio problema è che non avendo il trampolino comodo, devo gestire il lavoro atletico a casa per poi riuscire a saltare il più possibile quelle volte che si va in raduno (3-4 giorni) , oppure le volte in cui vado a Predazzo in giornata, il che significa sveglia alle 5, 2 ore di macchina e doppia seduta di allenamento per poi tornare a casa verso le 21. È molto difficile combinare il tutto, ma con un po’ di buona volontà ci si riesce, basta volerlo”.

A quanti anni ti sei avvicinato a questo sport? e grazie a chi?
“Ho cominciato a praticare questo magnifico sport all’età di 5 anni. Nell’inverno ho fatto il corso di sci e l’estate successiva ho deciso di cominciare a staccare i piedi da terra e mettermi a saltare. 
Ho potuto avvicinarmi a questo sport sin da piccolo perchè a Gallio facevano le gare, e andare a vedere era quasi d’obbligo, una specie di religione. Comunque la decisione è stata presa quasi per gioco, visto che ho cominciato a provare grazie a un mio amico il quale nei pomeriggi spariva di casa e non si sapeva dove andasse. Un giorno decisi di seguirlo e così provai anch’io. Inoltre questo sport è sempre stato nel dna di famiglia e la passione mi è stata tramandata da papà e da dei cugini”.

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Come si riuscirebbe a convincere più gente a praticare il salto con gli sci? C’è forse di mezzo un po’ di paura?
“Bella domanda! Forse una risposta esatta non c’è. Di sicuro in Italia c’è una grandissima cultura per il calcio e sport minori come il nostro faticano moltissimo ad avere visibilità. Il salto viene praticato in soli 5 posti della nostra nazione e quindi il bacino è molto ristretto. Quindi la mancanza di strutture e la scusa che viene praticato in poche zone del Nord-est rende tutto più difficile. Non sarebbe affatto facile diffondere questa disciplina perché in Italia manca la cultura. Ne abbiamo avuto un esempio poco tempo fa con le Olimpiadi di Torino dove sono stati costruiti impianti bellissimi, che poi non sono più stati sfruttati e che ora cadono a pezzi. Il problema più grande è che la gente pensa che sia uno sport pericoloso, invece non è così, è uno dei più sicuri. Molti bimbi vorrebbero fare una prova, ma quelli che hanno veramente paura sono i genitori. Forse tanta gente ha paura del volo, ma ti assicuro che quando inizi non vorresti più smettere. Cosa di preciso si potrebbe fare per valorizzare il tutto non lo so. Sicuramente ci vorrebbero più strutture da creare o ristrutturare. Poi si potrebbero organizzare delle dimostrazioni dal vivo con istruttori, famiglie e bambini. Sappiamo che i bambini si tirano uno con l’altro, come nel mio caso, e quindi quando uno prova e apprezza, di sicuro altri lo seguirebbero. Detto questo volevo ringraziare tutti quelli che mi hanno sostenuto e aiutato nei momenti più difficili, non faccio nomi per non dimenticare qualcuno, ma chi leggerà questo articolo di sicuro capirà. In particolare ringrazio la mia famiglia perché senza di loro non sarei mai riuscito a fare nulla di quello che amo”.


F.F